Le squadre B in Italia, perché non esistono come in Spagna

Chiunque segua un po' il calcio europeo e ci scommette sui siti non AAMS sa che in Spagna le cose funzionano diversamente. Il Real Madrid ha il Castilla, il Barcellona ha la sua squadra B, il Siviglia ha addirittura il Siviglia Atletico. Tutte formazioni che giocano nei campionati ufficiali, dalla Segunda Division in giù, con giocatori giovani che si fanno le ossa contro avversari veri prima del salto nella squadra principale. In Italia invece questo sistema praticamente non esiste. Fino al 2018 non c'era nemmeno una squadra B professionistica, e oggi ce ne sono appena tre.

Giocatori di calcio in azione durante una partita
La domanda sorge spontanea. Come mai un paese con una tradizione calcistica così importante, e sempre ben presente sui siti scommesse non AAMS e persino nei casino esteri legali per italiani, ha aspettato decenni prima di adottare un modello che altrove funziona da sempre? Le risposte sono più complicate di quanto sembri e toccano la struttura stessa del calcio italiano, con tutte le sue peculiarità e contraddizioni.

Il modello spagnolo che ha fatto scuola

In Spagna le squadre B esistono dagli anni Cinquanta. All'inizio erano affiliazioni con società minori, poi sono diventate vere e proprie seconde squadre gestite direttamente dai club maggiori. Il funzionamento è abbastanza semplice. Possono militare in qualsiasi categoria tranne quella della prima squadra, quindi se il Real Madrid gioca in Liga, il Castilla può arrivare al massimo in Segunda Division. Non hanno limiti di età e i giocatori possono passare dalla B alla prima squadra anche fuori dal mercato, a patto di essere Under 23 o Under 25 con contratto professionistico.

I risultati sono stati evidenti e questo si rispecchi alla lunga anche sulle quote dei siti scommesse non AAMS. Nella nazionale spagnola campione del mondo nel 2010, su ventitré convocati solo tre non erano passati dalle squadre B. Giocatori come Iniesta, Xavi, Busquets hanno tutti fatto gavetta nel Barcellona B prima di esplodere. Anche nella finale degli Europei 2024 contro l'Inghilterra, dove le quote sui siti AAMS davano per vincite la formazione iberica, otto titolari su undici della Spagna erano cresciuti nelle seconde squadre. Un dato che fa riflettere.

Pallone e supporto ufficiali della Serie B
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Perché in Italia è diverso

Il calcio italiano ha sempre funzionato in un altro modo. Invece delle squadre B, qui si è sempre usato il sistema dei prestiti. Un giovane promettente viene mandato a giocare in una squadra di Serie B o Serie C, serie che si trovano sovente sui siti scommesse non AAMS, per farsi esperienza, rimanendo di proprietà del club di appartenenza. Questo meccanismo ha creato un mercato interno enorme. Nel 2015 dalla Serie A alla Serie C si sono mossi oltre millequattrocento giocatori in entrata, un numero che fa impallidire Spagna, Germania e Inghilterra messe insieme.

Il problema è che questo sistema ha generato anche storture. Tanti giovani vengono tesserati da piccole società solo per incassare contributi federali, giocano poco e male, e non crescono come dovrebbero. Il salto dal campionato Primavera alla Serie A è troppo grande, e chi non ha la fortuna di andare in prestito nella squadra giusta rischia di perdersi per strada. Quando nel 2018 la Juventus ha lanciato la sua Under 23 in Serie C, molti hanno visto nel progetto una svolta. Finalmente anche l'Italia si allineava agli altri paesi europei. Ma la strada si è rivelata più complicata del previsto. Oggi solo Juventus, Atalanta e Milan hanno le squadre B, e il progetto fatica a decollare.

Le resistenze del sistema

Il vero ostacolo sono le piccole società. In Serie C militano decine di squadre storiche, con tifoserie appassionate e radicate nel territorio. Piazze come Lecco, Triestina, Pro Vercelli hanno una dignità calcistica che viene da lontano e spesso regalano ottime soddisfazioni agli scommettitori sui siti non AAMS. Introdurre le squadre B significa togliere loro posti in classifica e possibilità di promozione, visto che le seconde squadre non possono salire oltre un certo livello.

C'è poi un problema culturale. In Spagna accettano che il Barcellona B possa arrivare terzo in Segunda Division senza disputare i playoff per la Liga. In Italia questa cosa suonerebbe come una truffa sportiva. Il campionato italiano è sempre stato vissuto come una competizione dove tutti partono con le stesse possibilità, e l'idea che alcune squadre giochino senza poter vincere davvero va contro questa mentalità e soprattutto potrebbe falsare molte quote sui siti non AAMS.

Anche economicamente il discorso è complicato. Gestire una squadra B costa, e non tutti i club hanno le risorse per farlo. In più le seconde squadre hanno un seguito limitato. Difficile che in Italia le cose andrebbero diversamente. Il calcio italiano continua a preferire i prestiti, con tutti i loro difetti. Funziona? Fino a un certo punto. Ma cambiare un sistema radicato da decenni non è semplice, soprattutto quando tocca interessi consolidati e tradizioni che vengono da lontano.