Le 5 migliori operazioni di mercato del primo mandato di Joan Laporta

L'FC Barcellona è uno dei club più importanti al mondo e anche una società che ha vissuto molti alti e bassi. I primi anni 2000 furono un periodo cruciale per i giganti spagnoli: debiti, scelte di mercato discutibili, squadre sottotono e un generale declino stavano danneggiando la società quando Joan Laporta divenne presidente nel 2003.

Laporta ebbe le mani piene durante il suo primo mandato, ma fu determinante nel guidare il club verso la sua era più vincente. Molti dei successi ottenuti in seguito furono il risultato diretto delle decisioni prese in quegli anni. Tra i tanti acquisti fondamentali per il futuro del Barça, questi cinque furono senza dubbio i migliori.

Rafael Márquez

Rafael Márquez

Il difensore messicano è una leggenda nel suo Paese, ma anche uno dei centrali più sottovalutati della sua generazione a livello mondiale. Fu acquistato nell'estate del 2003, all'inizio del mandato di Laporta, e rimase una colonna portante della difesa blaugrana per sette anni, alternandosi spesso tra titolare e riserva.

Márquez si dimostrò un difensore talentuoso, un leader e un giocatore tecnicamente raffinato, con una grande padronanza del pallone. Era inoltre in grado di segnare su calcio piazzato e di adattarsi come centrocampista difensivo se necessario, rendendolo una risorsa tattica preziosa per la squadra.

Fu protagonista dell'era Rijkaard, vincendo due titoli di Liga e una Champions League, oltre a far parte della squadra di Pep Guardiola che conquistò il triplete nella stagione 2008/09. La sua carriera parla da sé.

Gerard Piqué, Barcelona

Gerard Piqué

Il difensore catalano crebbe nella cantera del Barcellona, ma fu ceduto al Manchester United nell'estate del 2004. Quattro anni dopo, con l'arrivo di Pep Guardiola sulla panchina blaugrana, tornò al club. Il resto, come si suol dire, è storia: Piqué divenne una delle più grandi leggende nella storia del Barcellona.

Piqué disputò 616 partite in tutte le competizioni nel corso di quattordici stagioni consecutive e si affermò come uno dei migliori difensori centrali della sua generazione. Fu un pilastro dell'epoca più gloriosa del club e un leader carismatico, anche se spesso discusso tra i tifosi rivali.

Samuel Eto'o, Inter

Samuel Eto'o

Il camerunense è stato uno dei migliori attaccanti della sua generazione e uno dei più grandi calciatori africani di tutti i tempi, ma anche un uomo animato da spirito di rivalsa. Cresciuto nel vivaio del Real Madrid, fu scartato dai blancos e trovò la sua consacrazione al Mallorca, diventandone in poco tempo il miglior marcatore della storia. Nell'estate del 2004 si trasferì al Barcellona.

Eto'o trascorse cinque stagioni al Camp Nou offrendo prestazioni eccezionali da vero bomber, ma la sua velocità e il suo spirito di sacrificio gli permettevano anche di muoversi su tutto il fronte offensivo. Il tridente formato con Thierry Henry e Lionel Messi nella stagione 2008/09 è entrato nella leggenda, trascinando il Barcellona al triplete.

Un cannoniere fenomenale, un interprete di talento e un vincente nato. Senza dubbio uno dei momenti più brillanti della prima gestione Laporta.

Dani Alves, Barcelona

Dani Alves

È curioso pensare che, nell'estate del 2008, i 23 milioni di euro pagati per Dani Alves lo resero la terza operazione di mercato più costosa nella storia del Barcellona. Come sono cambiati i tempi!

Detto ciò, il terzino destro brasiliano fu considerato un grande colpo già allora: le sue prestazioni con il Siviglia lo avevano consacrato come uno dei migliori esterni difensivi al mondo. Tuttavia, fu al Barcellona che Alves si affermò definitivamente come uno dei più grandi terzini della storia del calcio.

Alves trascorse otto anni al Barcellona, durante i quali fu uno dei migliori giocatori del pianeta: costante, affidabile e vincente seriale. Divenne una pedina chiave nella squadra più forte della storia blaugrana. La sua intesa con Lionel Messi sulla fascia destra resta una delle più belle immagini nella memoria dei tifosi del Barça.

Ronaldinho, Barcelona

Ronaldinho

Non c'è dubbio che Ronaldinho sia stata la firma più importante del primo mandato di Joan Laporta come presidente del Barcellona. Il brasiliano non solo portò qualità e risultati - guidando la squadra a due titoli di Liga e una Champions League - ma rappresentò anche qualcosa di molto più profondo.

Ronaldinho riportò gioia e spettacolo al Camp Nou in un momento in cui il club attraversava una profonda crisi e soffriva un complesso di inferiorità nei confronti del Real Madrid dei Galácticos. In quel contesto, Ronaldinho incarnava la speranza, la creatività e la magia, capace di risollevare la squadra nei momenti più difficili.

È vero che le sue ultime due stagioni non furono all'altezza delle precedenti, ma l'ascesa di Lionel Messi cominciava già a compensarne il declino. Inoltre, Ronaldinho fu una figura cruciale nei primi anni di Laporta, quando serviva tempo a Frank Rijkaard per costruire una squadra vincente: il brasiliano mantenne il Barça a galla in quella fase di transizione.

È difficile immaginare l'era più gloriosa del Barcellona senza i contributi di Ronaldinho e tutto ciò che rappresentò per il club.