La cupa eredità di Pablo Escobar nel calcio colombiano
L'impero della droga di Pablo Escobar plasmò la cultura colombiana per gran parte degli anni '80, con molte persone all'estero che associavano il Paese soprattutto al suo cartello. Da questo punto di vista, le immense risorse finanziarie di Escobar finirono anche nel calcio della sua nazione, sia come modo per aggirare le normative fiscali e riciclare denaro, sia perché era sinceramente appassionato di questo sport.
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Le origini del narcoball
Per molto tempo il calcio colombiano ha reso ben al di sotto delle aspettative. Pur essendo un Paese con una lunga tradizione in questo sport, la verità è che i club e la nazionale non disponevano delle strutture e delle risorse necessarie per sviluppare talenti in grado di competere con Brasile, Uruguay e Argentina in Sudamerica.Ed entra in scena Pablo Escobar. Figura emergente nel mondo del narcotraffico, attraverso il Cartello di Medellín, che aveva sede nella città colombiana da cui prendeva il nome, Escobar usò il suo denaro guadagnato illegalmente per rilanciare il calcio colombiano e, soprattutto, il club della città, l'Atletico Nacional, che sarebbe diventato una potenza entro la fine del decennio.
Così, all'inizio degli anni '80, il calcio colombiano cominciò a cambiare e a crescere, arrivando a quella che molti considerano la sua età dell'oro, anche se con enormi riserve da tenere presenti...
Un successo costruito sulla violenza
La verità è che Escobar non era l'unico signore della droga in Colombia a iniettare denaro nel calcio, dal momento che era un modo semplice per evitare diverse difficoltà legali. Tuttavia, era tra i più importanti, soprattutto per il suo status generale di boss del narcotraffico nel suo Paese.Inoltre, l'Atletico Nacional divenne dall'oggi al domani uno dei club più ricchi del Sudamerica, rafforzando la rosa al punto da poter competere per la Copa Libertadores, che alla fine vinse nel 1989. Fu la prima volta che una squadra colombiana conquistò il torneo, il che rende ancora più tragico il fatto che un simile traguardo sia stato raggiunto in circostanze così tragiche.
Inoltre, anche i rivali nazionali dell'America de Cali disputarono finali di Copa Libertadores in quegli anni, pur senza successo. Tuttavia, anche quei risultati non furono del tutto puliti, dato che circolavano molte voci di combine da parte degli uomini di Escobar.
Infatti, secondo le informazioni diffuse nel corso degli anni, nella finale del 1989 contro l'Olimpia del Paraguay Escobar e i suoi uomini fecero pressioni sull'arbitro e sui giocatori avversari, cosa che avrebbe ovviamente potuto avere un ruolo nel risultato.
Inoltre, ci sono state dichiarazioni e testimonianze su giocatori vicini a Escobar, come l'allora portiere dell'Atletico Nacional e della nazionale colombiana Rene Higuita, che sarebbe diventato famoso in tutto il mondo per la sua parata dello scorpione. Questi giocatori facevano visita al narcotrafficante a "La Catedral" (La Cattedrale), la villa che costruì all'inizio degli anni '90 quando apparentemente era in prigione.
E così, alla fine degli anni '80, il calcio colombiano raggiunse un livello di enorme successo pur restando avvolto nelle ombre della corruzione, delle minacce di morte, della morte di molti innocenti e di una violenza senza fine. Questo divenne molto evidente nel Paese nel suo insieme e avrebbe continuato a manifestarsi allo stesso modo anche nello sport.

Un'età dell'oro con un costo mortale
È in qualche modo ironico che il periodo più oscuro del calcio colombiano, almeno considerando le infinite quantità di corruzione, abbia anche generato una delle migliori generazioni di calciatori della storia del Paese.Guidata da Carlos "El Pibe" Valderrama, un regista di enorme talento nel ruolo di numero dieci, dal già citato Higuita, da Freddy Rincon e, successivamente, da Faustino Asprilla, la nazionale colombiana visse un periodo di successi, qualificandosi ai Mondiali del 1990 e del 1994. Inoltre, fu durante le qualificazioni per quest'ultimo torneo che la nazionale, allenata da Francisco Maturana, tecnico dell'Atletico Nacional quando vinse la Copa Libertadores, conquistò notorietà a livello mondiale, con perfino Pelé e Johan Cruyff che elogiarono il fluido stile di gioco basato sui passaggi della squadra.
La delusione arrivò però sul suolo americano durante i Mondiali del 1994, quando la Colombia perse la partita d'esordio contro la Romania, distruggendo di fatto la fiducia della squadra. Più avanti nel torneo, il difensore Andres Escobar (nessuna parentela) segnò un autogol contro gli Stati Uniti e fu poi assassinato, presumibilmente da membri di un cartello locale in Colombia.
Pablo Escobar fu infine ucciso mentre nel 1993 cercava di sfuggire alla legge nel suo Paese, e forse i suoi uomini non ebbero nulla a che fare con il fatto, ma la morte di Andres fu il risultato di anni e anni di corruzione in Colombia. Fu la conclusione definitiva per un Paese il cui calcio era stato macchiato dal sangue di migliaia di uomini e donne innocenti.
L'eredità del narcoball
La presenza dei cartelli della droga nel calcio colombiano cominciò a diminuire con l'arrivo degli anni '90, il che fu allo stesso tempo positivo e negativo per questo sport nel Paese. Da un lato, c'erano molta corruzione e meno rischio che la gente morisse, che è, sopra ogni altra cosa, l'aspetto più importante. Dall'altro, il campionato probabilmente non avrebbe mai più raggiunto quel livello, salvo qualche rara eccezione qua e là di una squadra capace di competere ai massimi livelli in Sudamerica.Fu un episodio bizzarro e tragico per quel Paese, con la presenza di Pablo Escobar che rimodellò gran parte della sua società. Nel corso degli anni c'è stato molto revisionismo riguardo alle sue azioni, anche se vale la pena sottolineare che nessun contributo al calcio può giustificare tutte le vite innocenti spezzate durante il suo regno intriso di crimine.
Fu un periodo tragico per il calcio colombiano e per il Paese nel suo complesso.
